Il babywearing è la pratica di portare i propri bambini (dalla nascita fino all’età del camminamento e oltre) a contatto, utilizzando strumenti di varia natura per tenerli attaccati al corpo del genitore. Si tratta di una pratica antica come la specie umana, che risponde al bisogno primario e naturale di contatto tra genitore e cucciolo, oltre che alla necessità pratica di muoversi e compiere attività tenendo il proprio piccolo vicino.
In Occidente, la pratica del babywearing è quasi completamente scomparsa nel periodo della rivoluzione industriale. Il progressivo benessere che si diffuse tra la popolazione portò sempre più famiglie a voler adottare la carrozzina (il metodo di trasporto che le classi più agiate utilizzavano già dalla metà del Settecento) e a non praticare più il metodo tradizionale del portare i bambini legandoli con tessuti addosso al genitore.
Nelle società non occidentali, invece, il babywearing non ha mai smesso di essere praticato, ed è stato proprio grazie ad alcune di queste popolazioni che questo metodo è stato riscoperto, dagli anni Sessanta in poi, in Europa e in Nord America. I primi brand hanno iniziato a produrre fasce per babywearing importando tessuti da altre parti del mondo e alcune figure dell’ambito sanitario perinatale hanno iniziato ad interessarsi a questa pratica e a come influisce sulla salute dei bambini. Così sono state gettate le basi per le prime ‘scuole’ di babywearing, focalizzate proprio sullo studio e il perfezionamento del portare, a beneficio delle famiglie.
Negli ultimi anni, il babywearing ha visto un vero e proprio boom: gradualmente – e con tempi diversi da stato a stato e da zona a zona – si stanno riscoprendo i benefici della genitorialità ad alto contatto e, con questi, tutti i vantaggi del portare i propri bimbi addosso. Parallelamente a questo nuovo interesse delle famiglie per l’argomento, il mercato degli strumenti per babywearing si è ingrandito enormemente: sono nati moltissimi nuovi brand che hanno sviluppato e continuano a sviluppare sempre nuove tipologie di fasce, di tessitura e di composizione dei materiali, oltre a un’infinità di supporti più o meno strutturati, ciascuno con specifiche diverse.
Le famiglie di oggi, insomma, si trovano davanti a infinite possibilità di scelta quando si tratta di decidere che tipo di strumento utilizzare per portare il proprio bimbo a contatto. Oggi proviamo a chiarire alcuni concetti base e a sfatare alcuni miti.

Il babywearing nei primi mesi di vita
Quando si porta a contatto un bambino nelle prime settimane o nei primi mesi di vita bisogna prestare particolare attenzione: la muscolatura che sorregge la colonna vertebrale nel neonato è ancora molto immatura, il bimbo non è capace di sostenere il peso della testa, le articolazioni delle sue anche sono ancora nella condizione ‘snodata’ in cui erano dentro all’utero. Per queste ragioni, lo strumento di gran lunga più adatto per portare il neonato è la fascia (lunga – rigida o elastica – oppure ad anelli), con una legatura tecnicamente ben eseguita che garantisca (1) un supporto uniforme di tutta la colonna vertebrale, (2) un adeguato sostegno della testa senza coprire in alcun modo le vie aeree, (3) una posizione ottimale per la maturazione dell’articolazione dell’anca (ginocchia molto alte rispetto al sedere e – aspetto troppo spesso dimenticato – molto poco divaricate fra loro). In questo periodo, qualsiasi altro strumento di babywearing che non sia una fascia lunga o ad anelli va valutato e utilizzato con moltissima attenzione, perché i supporti strutturati (di qualsiasi tipologia) tendono non solo a divaricare le ginocchia tra loro in modo eccessivo e non fisiologico, ma non offrono nemmeno un sostegno adeguato alla schiena e alla testa: purtroppo la presenza, sull’etichetta di un marsupio, della dicitura “dai 3,5 chili” oppure “dagli 0 mesi” non è assolutamente garanzia del fatto che si tratti di un supporto idoneo allo sviluppo psicomotorio di un neonato.
Dove imparo a legare la fascia?
Internet è pieno di tutorial che vogliono insegnare legature di ogni tipo, ed è solitamente questa la prima risorsa alla quale le famiglie si rivolgono: un tutorial su internet, però, mostra una legatura, non la insegna. Il procedimento di legatura di una fascia su una diade genitore-bambino sarà sempre unico e personalizzato: il video di una mamma con una fisicità completamente diversa dalla mia che esegue una legatura con un bambino di otto mesi non potrà mai corrispondere a ciò che dovrò fare io con il mio neonato. Lo stesso discorso si applica se pensiamo di farci aiutare da una nostra amica mamma che ha già portato i propri figli: avere esperienza di babywearing non è sufficiente per saper trasmettere correttamente e perfezionare sulla diade una legatura. Per questo sarebbe importante, per quanto possibile, imparare a utilizzare la fascia con l’aiuto (preferibilmente in presenza) di una persona formata proprio a questo scopo: la consulente babywearing, o un’altra professionista dell’ambito perinatale che abbia una specifica formazione nell’ambito del portare. La consulente ha studiato presso una scuola di babywearing, specificamente allo scopo di saper riconoscere i segni dello sviluppo psicomotorio del bambino e di poter proporre alle famiglie una serie di soluzioni per il babywearing che rispettino sia le esigenze del piccolo che quelle dei genitori. Generalmente, in una consulenza, la consulente osserva il bimbo e ascolta i genitori, e sulla base delle informazioni raccolte individua alcune proposte idonee (diverse legature o, se il bambino è fisicamente pronto, anche altre tipologie di supporti): poi approfondisce ciò che la famiglia ritiene più adatto, perfezionandolo sulle loro caratteristiche e rendendo i genitori competenti e autonomi nell’utilizzo.
Come scelgo un marsupio o un supporto strutturato?
La parola d’ordine è “provare prima di comprare”. Se infatti, con la giusta tecnica, una fascia si può perfezionare su qualsiasi fisicità, un marsupio – al contrario – è molto meno adattabile e personalizzabile. Una similitudine che le consulenti babywearing usano molto spesso è “un marsupio è come un paio di scarpe: finché non lo provi non sai se ti sarà comodo”. Oltre a richiedere una consulenza marsupi (in cui le prove dei diversi modelli sono guidate e analizzate nel dettaglio con l’aiuto della consulente), è possibile anche provare in autonomia direttamente in negozio. Un’altra opzione utile per sperimentare più modelli è quella del noleggio per un breve periodo. In ogni caso, è fondamentale non acquistare ‘alla cieca’ solo sulla base dell’esperienza positiva di qualcuno vicino a noi o di recensioni su internet, oppure perché ci piace una specifica fantasia. Un supporto per babywearing è sempre un investimento: cerchiamo di farlo nel modo più intelligente possibile.
Per quanto tempo lo posso portare? Non è che poi prende il vizio di starmi sempre attaccato?
Non c’è un ‘limite orario’ al babywearing: si può portare tutto il tempo che serve, a patto che sia portatore che portato siano comodi e felici. Unica attenzione da avere: il babywearing non deve togliere tempo ai momenti a corpo libero, in particolare al tummy time (il tempo a pancia in giù sul tappetone), fondamentale per il corretto sviluppo psicomotorio. E se avete paura che ‘prenda il vizio del contatto’, tenete presente che – secondo tutti gli studi seri e documentati sull’infanzia – l’indipendenza non è altro che ‘dipendenza soddisfatta’: è proprio il soddisfacimento dei bisogni di attaccamento e contatto con il genitore che genera nel bimbo l’indipendenza. Perciò tranquille e tranquilli: anche se li portate in fascia o marsupio, i vostri bimbi impareranno a camminare e mostreranno sempre di più, compatibilmente con le loro fasi di sviluppo, la capacità di rendersi indipendenti da voi e di ‘fare da soli’, e questo succederà proprio perché avranno la certezza del sicuro attaccamento a voi.
Federica Benuzzi è mamma di due bimbi e consulente babywearing in formazione dal 2021 con la scuola ClauWi Trageschule Italia. Organizza periodicamente incontri informativi gratuiti e workshop di gruppo a Imola e Faenza, in collaborazione con l’ost. Valentina Castellari, e svolge consulenze a domicilio per le famiglie della zona imolese e ravennate.